Film Le vite degli altri
di Florian Henckel von Donnersmarck del 2006
ATTENZIONE: Quella che segue è solo la prima parte di una più completa recensione disponibile sul mio blog. Per leggerla cliccate sul collegamento qui sotto…
Nella DDR (acronimo della Deutsche Demokratische Republik – Repubblica Democratica Tedesca) nessuno poteva dirsi certo di non essere controllato. Attraverso confidenti e sistemi d’intercettazione capillari, la potentissima Stasi aveva di fatto messo in pratica i peggiori incubi dell’orwelliano 1984. Chiunque veniva anche solo sospettato di avere idee non conformi al regime veniva spiato, interrogato e non di rado incarcerato anche per lunghi periodi. Però, a differenza delle Polizie segrete poste a tutela di altre dittature, la Stasi difficilmente ricorreva a torture fisiche. Come spiegato con glaciale efficacia dal capitano Gerd Wiesler (Ulrich Mühe) nell’antefatto del film, la violenza fisica era stata sostituita da quella psicologica: privazione di sonno, minacce di coinvolgimenti di famigliari e altri orrori simili.

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