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Libro Il segreto del bosco vecchio

di Dino Buzzati del 2006

Isairon

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza, il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un’anima e tutte le anime erano un tutt’uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via, aveva una vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo.
Sono i primi versi della poesia di Peter Handke “Song of Childhood” che si sposano egregiamente con il romanzo di Dino Buzzati.
“Il segreto del bosco Vecchio” è una fiaba. Un elogio alla fanciullezza. Più che un monito a non crescere, è una richiesta a non dimenticare. Da bambini non si hanno preconcetti, si comprende il parlare degli alberi, degli uccelli, dei fiumi e dei venti. Tutto è animato, tutto ha una sua coscienza, gli alberi nella foresta, i geni che vi abitano, le gazze che inviano segnali ad ogni passaggio di visitatori, il vento che porta il “Bollettino”, gli icneumoni che salvano la foresta, dove anche gli spruzzi di neve lasciati dal passaggio degli sci diventano “genietti con pochi secondi di vita”. La foresta, la natura brulica di vita, è un suono continuo “stormire di foglie”; “Cigolio di rami piegati dal vento”; “Fruscio di foglie secche sul suolo”; rumori dei loro abitanti ma soprattutto le loro voci! Mentre l’uomo, chiuso nella sua fierezza ed incapacità di esternare i sentimenti ha bisogno di una radio per non sentirsi solo. Natura che è completamente soggiogata all’uomo, ma che è anche incapace di vendicarsi di tutto il male che l’uomo gli ha inflitto. Chiede solamente una cosa “vogliamo che tu ci lasci stare, questo vogliamo semplicemente. Che tu non ci tagli neppure un ramo e, soprattutto, che ci sia tolta quell’orribile schiavitù della raccolta della legna.” Fiaba scritta forse per i bambini ma che insegna o perlomeno ci ricorda che una volta avevamo la capacità di parlare e capire la natura.
Dimenticavo. L’introduzione! Perché? Perché il sig. Claudio Toscani non si è limitato a dare la sua interpretazione al testo, qualche linea guida al comprendimento della fiaba. Invece, in solo due pagine, ha raccontato per filo e per segno tutta la trama del romanzo? O_O Io e la mia malsana abitudine a leggere anche le introduzioni!

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Minischeda del Libro
  • Titolo originale: Dato assente
  • ISBN: 9788804558262

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