Libro Il più grande uomo scimmia del Pleistocene
di Roy Lewis del 2010
Simpatico e ironico. L’evoluzione nel periodo delle ere glaciali, dove l’uomo si evolve attraverso l’uso dell’intelligenza e la sempre più capacità nell’utilizzare ciò che lo circonda. In pratica ha spostato indietro di circa 2,5 milioni di anni il nostro modo di vivere odierno.
Quello che mi fa pensare è che il romanzo Roy Lewis l’ha scritto negli anni 1960, e le aspettative o quanto meno i problemi che lo scrittore ci pone alla nostra attenzione non sono tuttora cambiati.
Negli anni ’50 pensando al futuro, al 2000, si immaginavano scoperte indescrivibili. Si vedeva l’uomo nello spazio a suo agio come se fosse una sua seconda casa. Una terra finalmente pacificata.
Invece il genere umano è ancora lontano da queste visioni. E’ troppo legato al suo orticello e alla paura di vederselo portare via e così giustifica tutto, ogni forma di difesa, anche l’annientamento di chi ha reso e renderà possibile la sua evoluzione. Rimanendo lontano da quell’essere che Edward, il protagonista, vedeva fuori dal Pleistocene.
L’autore mi fa riflettere anche sull’importanza dell’individuo come singolo, con le sue caratteristiche e le sue abilità. Concetto che si contrappone all’appiattimento e alla uniformazione di certe culture totalitarie e dittatoriali.
(unica segnalazione)
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