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Film paris je t'aime

Copertina
PIERLUIGIPETTOROSSO1968

Dice un regista che ci vogliono molti talenti per annoiare un pubblico (sebbene sia da ridefinire questo Pubblico…- nell’ottica di certa Sociologia della fruizione artistica,riassunta, come altrove hogià detto citando un non-servo di scena della storia e critica d’arte, nell’aforisma "artisti si diventa, critici si nasce, e pubblico si muore"- quindi non non nella nozione della vulgata di certa socioologia della letteratura estesa all’Arte della Ville Lumière)..in 5 minuti. La durata media di un frammento di cinema, o meglio di un cinema che coglie un frammento: di realtà, nel frammento del tempo catturato su un supporto gelatinoso formato 35mm.
Pochi minuti a film, a sketch, bozzetto di un’ idea-emozione-rappresentazione riguardante Paris, nei suoi 20 arrondissèments;per ognuno un corto, ma due eliminati nella presentazione nelle sale… un Dèpardieu raffinato,pochi secondi svelano semper le sue inimitabili qualità attoriali, tra La femme d’ à cotè e M. Pialat, per arrivare a Le dernier Mètro, passando per Ferreri (Ciao maschio).

Questo è un film corale, nato dall’intersezione armonica e di alto livello, pur fruibile dai molti, film a più voci, un "afflato" di sguardi…, anzi…poco palpabili fremiti dinnanzi e dentro la città.
Uno sguardo assai sentimentale e intellettuale. Rarissimo connubio.

La città e gli animi. E la citta’ svela un animo.

Gli intrecci tra Paesaggio, poco considerato a mio parere, e le Vite. Una questione "capitale", siamo in Francia no?, spesso trascurata.

Finanche l’ "inglesina" , notabile per discreti stiletti no così alti ma gambe levigate quanto ben sensualmente disegnate, fa la sua figura, ma un’ attrice così inglese (lei cifra di depauperata contemporaneità) al Père-Laschaise è ovvio… comunque ha del mestiere, sebbene ad una donna ceh FA l’attrice non basta un nome a declinarne la qualita’.

Invece ottimo sguardo americano su/di Ben Gazzara, in lui si rinviene la storia di un ‘America notturna, dai colori acidi e la smania del fare, incarnata nel self-made man maturo assai anagraficamente,e nel suo rendez-vous colloquiale (un attimo soltanto,appena…sul crinale dell’amarcord) con la espressiva prossima ex moglie, G. Rowlands (la detesto-non so perchè, ho debolezze indicibili…-ma tranne che in "Another Woman", certo lì lo scenegiatore e film maker era di altra stoffa e molto "americano"comepersonale insight culturale, , sebbene europeizzato esteticamente), pochi minuti e la mancata conspevolezza dell’incontrollabile teoria di eventi che lasciano bave di dolore. La passeggiata su un boulevard, le mani in tasca, ingobbitaappena la figura, e il senso di cio’ che poteva essere, e invece non è stato.

Castellitto al solito non sa più recitare, nè farsi dirigere. Lezioso, impa-o-stato di pseudo-pathos, gioca al proprio massaacro attoriale con quella voce, e non rende il patetico ‘animus’ del dilemma crudel-amoroso; forse… solo la scena finale, si’ la scena finale…quella dell’abito rosso, oggetto/colore che lo ‘dis-trae’ dal gorgo fatale depressivo di una mancanza incolmabile, ineludibile, l’asenza, e vissuta autolesionisticamente,ma e’ lo script da valutare, non l attore stavolta.Insomma, qui si rifà , e di misura, ma, ripeto,solo alla fine.

E poi da segnalare la narrazione convulsa, accelerantesi dell’amore-scherzo tra il ragazzo cieco, invece, e la ragazzetta americana, lui è un attore che cresce, nel corto, lei purtroppo non ha background. La regia regge il tutto.

E molto altro, di qualità intendo.Molto.
Che, in taluni casi, non so spiegare, nè capire, ma solo godere.
Come voi invece potrete, capire intendo , fatelo, presto, e godetevelo.

E’ proprio un abbozzo di un… ‘certain règard’, come la sezione in cui fu presentato, anche se questo certain règard fu dato già molti anni, fa con "Paris vu…par…". Ma erano altre idee, altri sguardi, altre anime, altri intrecci di storia ed eclatanti/purissime emozioni.

Dimenticavo!, gravissimo errore mio, al solito: la solitudine americana, quasi vista con lo sguardo purificatore di un possibile ‘ravvedersi’ (attraverso il prestesto di una città e la sua inaccostabile cultura) da un destino infame e affamato di sentimenti, il destino degli U.S.A. ancora stile Nixon e H Kissinger esenatore Mc Carthy la solitudine di una donna di non ricordo bene se Denver o Cliveland o dove faccia la postina come "job", e il suo viaggio linguistico-turistico a Parigi, le sue lu8nghe camminate da sola, il suo spuntino al Bois da sola, in solitudine proprio nella città parigina, episodio da lei stessa narrato in un prècis fatto per un corso di francese per americani, tra strafalcioni teneri e irritanti, lei cosi’ (molto) teneramente umile e portartice innocente davvero di non una non mercificata ancora sua delicatezza d’animo…, tutto in immagini di un compito/diario di vacanza a Paris. Evoca molti sguardi, molte riflessioni umane, molti sentimenti, mlte considerazioni, e calda comprensione. E si’, quella sua disarmata tenerezza… Evoca umanita’, di grande senso.Quasi un petit film …nel film collettivo.

Buona visione, a’ vous.

Pierluigi Pettorosso

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