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Libro Pane e tempesta

  • Autore: Stefano Benni
  • ISBN: 9788807017919
  • Voto di Scrive: 6.00 da 1 segnalazione
franco

Un piacevole Benni. Ogni 10 anni finisco per comprare qualcosa di Benni, che non è uno dei miei autori preferiti, ma ha qualcosa che mi attrae, comunque: l’ironia, uno sguardo mai schematico di quel che lo circonda, la voglia e la capacità di mettersi in discussione. E, in primis, il disgusto per la banalità che lo circonda.
In questo libro, che più che un romanzo è una serie di racconti tenuti insieme da un luogo e da un insieme di personaggi, si ha una lettura non romantica della voglia contemporanea di ritorno alle radici – frutto soprattutto della folle vita del nord Italia. Si ritorna al mitico Bar Sport, con la sua serie di probabilissimi personaggi (vivere in un paesino isolato, se non ci si crede), luogo preso d’assalto dalla "modernità", che come giustamente non dice ma descrive l’autore, significa distruzione, speculazione, abbrutimento.
Si fa qualche bella risata, in questo romanzo, si pensa, ci si gode la scrittura svelta ed arguta di Benni, senza troppo impegno.
Se non con l’ultimo racconto, "Il racconto del pozzo", che a mio avviso vale il prezzo del libro.
In questo ultimo capitoletto, Nonno Stregone, il personaggio cardine del libro, racconta della sua infanzia e del suo ruolo in famiglia da piccolo, quello di andare a prendere l’acqua al pozzo la sera. Un compito importante ed impegnativo, per un bimbo, che l’obbligava ad andare nel bosco al calar del buio, dovendo così affrontare quotidianamente le sue paure. Un esercizio, questo dell’andare a prendere l’acqua al pozzo, che l’ha aiutato e formato per tutta la vita.
"Ora che sono vecchio, posso dire che ogni giorno della mia vita sono tornato a quel pozzo. L’ho fatto quando la notte era limpida e quando c’erano oscurità e tempesta, nella nebbia e tra i fochi fatui, solo o con qualcuno al fianco, pieno di paura o cantando. E col passare degli anni, il pozzo mi è sembrato sempre più lontano e il secchio più pesante. Ma oggi come tanti anni fa, questo era il mio compito e la mia faticosa gioia. Era quello che potevo fare. Era l’acqua preziosa per tutti noi. Nell’acqua ce ho portato molti hanno bevuto, si sono lavati le ferite, si sono specchiati e hanno visto un riflesso di luce. E quando ero disperato, ferito e piegato, qualcuno è andato a prendere l’acqua del pozzo per me.
Capisci Alice? Non perderti mai d’animo, per quanto la notte sia buia e le stelle siano inquiete, vai, anche se sei piccola, col tuo secchio pesante. Il pozzo esiste ancora".

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